LA VITA E’ UN CASTIGO?
Se i lavoratori italiani stanno oggi come stanno, del tutto in balia dei Padroni e dei loro sgherri travestiti da politici, da sindacalisti e da giornalisti, lo devono anche al fatto che tutti i presunti eredi del Pci, dopo la chiusura di quest’ultimo, nel 1991, non hanno fatto i conti con la storia del movimento operaio del ‘900, con le sue aspirazioni, le sue conquiste e i suoi fallimenti.
Semplicemente, la divisione fra riformisti e rivoluzionari, faticosamente contenuta lungo l’arco di decenni di lotte e risultati raggiunti, è stata da allora di nuovo approfondita da parte dei primi, convinti che il sistema economico oggi vigente sia il risultato finale dell’evoluzione storica dell’umanità, e, specularmente, dai secondi, che hanno pensato di presentarsi alternativi coi mille volti del chiacchiericcio adolescenziale sulle cose del mondo.
Con diabolica perseveranza e, all’opposto, con puberale protervia, la storia del ‘900 è stata maciullata, tritata e ridotta a calce informe, buona per tutte le possibili e deliranti costruzioni mentali che pervadono il nostro quotidiano politico.
COSE DELL’ALTRO MONDO
I riformisti hanno utilizzato l’abiura del comunismo per traghettare l’eredità elettorale del Pci di contenitore in contenitore, sempre più lontano dalle esigenze dei lavoratori; c’è da non crederci, eppure è indubitabile perché sotto gli occhi di tutti.
Con una meticolosa operazione mistificatoria, i protagonisti di turno del Pds, dei Ds, del Pd e via elencando, hanno diffamato la storia dell’intero movimento comunista mondiale, ripudiando con disprezzo e orrore recitato quelli che avevano lottato con Gramsci e Togliatti, ed erano serviti da esempio per Berlinguer, così che agli ex elettori comunisti apparisse naturale ed inevitabile lo smantellamento del mercato del lavoro (il salario diretto, la busta paga), lo Stato sociale (Scuola, Sanità e Trasporti, il salario indiretto, i servizi) e il Sistema pensionistico (il salario differito), cioè per l’appunto il frutto del profitto strappato al capitale dal movimento operaio durante quattro decenni di scontri aspri e più spesso violenti con esso.
Anche i rivoluzionari, dal versante opposto, hanno rivendicato la stessa eredità elettorale del Pci, abiurando chi un personaggio chi l’altro delle vicende storiche del movimento comunista, con l’arroganza tipica degli estremisti, maldestra tanto quanto dannosa e persino più insopportabile di quella dei coetanei stregoni sul versante opposto.
IL POTERE COSTITUITO
Se a questo scellerato e indiscriminato calpestio della storia operaia da parte di chi pure pretende d’attingervi, aggiungiamo l’altrettanto spregevole e incessante propaganda con la quale i padroni e i banchieri mettono sullo stesso piano il nazifascismo, da essi utilizzato per opprimere, reprimere e finanche sterminare i popoli, e il comunismo, che li ha difesi e portati alla riscossa, ce n’è più che abbastanza per non meravigliarsi se la politica è stata ridotta a pettegolezzo gretto e famelico di puerili certezze.
DEMONI O DEI
Da Lenin e Bucharin a Stalin e Mandela, da Castro a Mao, da Trotzky a Guevara, da Luxemburg a Gramsci, da Togliatti a Tito, da Pol Pot a Ho Chi Minh, e così via, tutti ma proprio tutti i protagonisti di una stagione travolgente e per lunghi tratti terribile, che ha cambiato antropologicamente l’umanità, rendendola per la prima volta artefice consapevole del proprio destino, vengono trattati come traditori o eroi, psicopatici o martiri.
LE CHIESE NON SI RINNOVANO
Fra chi dice, dalla parte dei riformisti, che la famiglia Romanov non meritava la fucilazione e Mussolini non doveva essere messo a testa in giù e, dall’altra, i rivoluzionari, alcuni dei quali arrivano ad affermare che la Rivoluzione d’ottobre fu liberale ma incompiuta, che litigano ferocemente sul rilascio delle patenti di genuinità ideale, un acido e fetido florilegio di aberrazioni e storture, schizofrenie e infantilismi, ha contribuito a precipitare decine di milioni di lavoratori nell’ignoranza di se, della propria condizione, di chi erano i loro padri e i loro nonni, delle possibilità di riscatto per le quali essi hanno speso le loro vite.
LA DURA REALTA’
Recuperare tutto intero il Pantheon di quelli che per primi hanno organizzato la moderna lotta di classe, senza alcun esempio al quale rifarsi, senza reali punti fermi ai quali appigliarsi per inverare le fondamenta degli ideali, proiettarsi nelle vicende da essi vissute, percepire l’immanenza delle colossali forze in campo, della ferocia dello scontro con i Padroni, è la precondizione necessaria per chiunque voglia iscriversi all’Università della Storia, quella degli adulti, non quella dei liceali che disputano sulle vicende passate durante la pausa fra un’ora di lezione e quella successiva, con la colazione alle spalle, il pranzo preparato da altri e la cena con gli amici in pizzeria, programmata con la paghetta familiare.
NEMICI ALL’INTERNO, ALLEATI ALL’ESTERNO
Così come nessun Padrone s’è mai nemmeno lontanamente sognato di fare scissioni che mettessero in discussione il sistema economico odierno; e anche il suo corrispettivo etico, il protestantesimo (come anche il cattolicesimo), dietro il caleidoscopio di confessioni e distinguo, poggia sicuro sulla Bibbia; quindi, semmai aiutando il mantenimento dello stato di cose presenti nella sfera politica, con la proliferazione di partiti e partitini che disorientano i lavoratori, e ne catturano di volta in volta il consenso tenendoli divisi e contrapposti.
ADDA PASSA’ ‘A NUTTATA!
così anche, chi vorrà opporsi all’ennesima e devastante deriva del sistema economico odierno, dovrà ripartire dallo studio delle esperienze passate, nessuna esclusa, riconoscendo il dovuto rispetto ai capi del movimento dei lavoratori di quelle epoche: a tutti.
Mentre noi, presunti avanguardisti, ci attardiamo a dircele di santa ragione, ridicolizzando non solo e non tanto noi stessi ma la Storia dalla quale proveniamo, i lavoratori di oggi continuano a non sapere di vivere come cento anni fa, e si ritrovano a dover sopportare livelli di sfruttamento e soprusi completamente sconosciuti alla percezione sia della pletora dei riformisti, che si impongono a loro come mediatori della violenza padronale, sia dello sciame di capetti rivoluzionari che, quando ne hanno l’occasione, li tampinano per attirarli nelle loro sterili sette.
RIVOGLIAMO IL MEGLIO!
E’ un vero e proprio incubo, quello che i lavoratori li tiene prigionieri in giornate frenetiche, avvilenti, abbrutite; in rapporti umani rarefatti, ipertesi, ipocriti fino al midollo e insulsi fino all’inverosimile.
Tocca ricominciare a spiegare loro che la vita che fanno è voluta da chi li sfrutta tenacemente e, di nuovo, sfacciatamente: i Padroni; e che un altra vita è possibile, perché decine e decine di milioni di persone sono riuscite a viverla, nemmeno tanto tempo fa, conquistandosela giorno dopo giorno, organizzati, senza riverenze e senza piagnistei, con determinazione e intelligenza.
Ma bisogna dirglielo, ai lavoratori, che il futuro è già stato vissuto dai loro nonni, ed è quindi realizzabile, entrando in sintonia con i moti convettivi dei loro animi: roba per teste solide, non per cuori teneri.
Leone Lazzara
