Quanto sta accadendo circa la somministrazione del vaccino, mostra in modo lampante quanto è vero che i comportamenti umani sono determinati dal sistema economico vigente. In epoca feudale, quando la conservazione della forza lavoro era imprescindibile, visto il basso potenziale produttivo del sistema, anche il servo diventava prezioso: servi si, inferiori si, ma proprio per questo indispensabili ai Re, i Vassalli, i Valvassori, i Valvassini e i militari che vivevano sulle loro spalle.
Ogni focolaio epidemico veniva perciò soffocato con la massima celerità, isolando gli infettati con metodi che, alle nostre menti intorpidite dal benessere, appaiono spietati e inaccettabili. In epoca capitalistica, il problema della conservazione della forza lavoro è secondario; quel che deve assolutamente rimanere in piedi è l’apparato industriale, che è costituito in massima parte da macchine, e perciò funziona con maestranze ridotte al minimo. Le macchine non si devono fermare, se no il profitto cade.
Se poi cade ugualmente, il profitto, perché il focolaio epidemico si espande incontrollato, nessun problema: chi è morto è morto, e il profitto perso si recupera ripristinando le condizioni iniziali attraverso la vaccinazione, un altro dei molti modi di fare profitto.
Coll’immenso vantaggio, per gli sfruttatori odierni, che, rispetto al passato, non solo mantengono intatto il sistema economico con il minimo sforzo, ma anche l’insieme dei comportamenti che esso produce. Infatti, gli untori di oggi esaltano in modo stupefacente l’etica dell’individualismo, perpetuando la condizione di sfruttamento della quale, al pari degli unti, sono del tutto inconsapevoli.
Di fatto, nessun sistema economico del passato ha mai anteposto in modo così radicale e violento gli interessi di pochi a scapito delle moltitudini. Ma questo non si vede, perché è nascosto dalla libertà delle libertà: quella di fare come come si vuole, trascorrendo il tempo a giustificare le proprie pretese.
Dunque, stavolta, il sistema capitalista non può evitare di superare la sua crisi senza minare l’impianto stesso della socialità: il Totem del sacrificio, che è infatti aggredito senza quartiere dalle fiamme del virulento desiderio di sfogare i propri egoismi. Sviluppato da tutti i gruppi umani fin dagli albori della civiltà, il Totem del sacrificio altro non è, se non la consapevolezza che lo stare insieme presuppone la creazione di una rete di libertà condivise.
L’Occidente ha finora scaricato all’esterno le tensioni create dallo scatenamento dell’individualismo insito nel sistema economico vigente, il capitalismo, appunto, bollando tutti i governi che non consentono ai loro governati di fare come vogliono, in quanto dittatoriali, dunque passibili di punizione, che può andare dall’embargo alla guerra.
Ma la bestia che è in noi sta prendendo il sopravvento, e, per mantenere in piedi la vita caotica, infantile, insulsa e stralunata che lo sfruttamento impone, pigliarsela con i presunti dittatori rischia di non bastare più, agli europei e gli statunitensi.
Dopo essersi concessi tutte le possibili libertà negate al resto del mondo, essi si ritrovano prigionieri delle paranoie tipiche dell’età adolescenziale, quando non si accetta nessun tipo di ordine, quello familiare come quello sociale, proprio perché esso non è percepito come veicolo di espressione della propria personalità, ma come gabbia repressiva delle proprie pretese.
Incolpare altri di aver fabbricato il virus a bella posta, quando i dati scientifici mostrano che esso ha cominciato a circolare contemporaneamente in tutto il mondo, di fatto non serve più a molto, perché la bestia egoista non vuole più sentire ragioni.
O è colpa di qualcuno, o è colpa di nessuno, agli sfruttati non può ormai importare più di tanto, e pretendono con sempre più forza di essere lasciati soli con le loro schizofrenie.
Parlare di socialismo in siffatto contesto appare improponibile, ma è necessario e urgente farlo, ribadendo che il Totem del sacrificio è indispensabile alla convivenza civile, perché nella vita non c’è niente di gratuito.
Se non ritroviamo il coraggio e la forza di ripetere come un mantra che sono le catene reali dello sfruttamento a produrre quelle immaginarie che ci snervano quotidianamente, la situazione non potrà che degenerare, inasprendo fino al parossismo la resa dei conti globale con il capitalismo, e il conseguente rischio che una nuova più grave crisi, o la sua fine, ci trascini in una guerra senza quartiere.
Leone Lazzara