L’innovazione digitale ridefinisce la nozione di sfruttamento, salario, tempo di lavoro, dignità dell’essere umano.
Da un decennio, il lavoro e la forza lavoro sembrano aver imboccato vie nuove per liberarsi del peso del salario e del tempo regolato. E’ diventato normale chiedere ai propri lavoratori dipendenti ore di lavoro straordinario senza retribuzione dello stesso. Più ore di lavoro gratis, sono un fenomeno in crescita, soprattutto nel terziario e nel turismo, e da tempo, il free job è diventato costume ordinario e prassi aziendale.
Ho già affermato nell’articolo: “ Marxismo, scienza e calamaretti fritti” che stiamo attraversando nel XXI secolo il lato oscuro del Capitalismo 4.0 e le forme eccessive dell’alienazione e dello sfruttamento si trasformano paradossalmente in qualcosa di contrario anche per le Elite.
Ad esempio, per l’imprenditore o per il manager, possedere un telefono cellulare o un personal computer connesso significa già che le occasioni di essere richiesto e sollecitato si moltiplicano indefinitamente, oltre la durata del lavoro regolata dal diritto o dal costume. (I quadri intermedi della Fiat e della famosa marcia contro gli operai nel 1981 a Torino ne sanno qualcosa. Dopo qualche anno e qualche leccata al padrone furono a migliaia licenziati, come contro coloro che erano scesi in piazza in quell’autunno caldo)
L’idea secondo cui la fase “neoliberista” del capitalismo si caratterizzi per la rottura delle frontiere tra il lavoro e il non-lavoro è da tempo comunemente ammessa e può essere mostrata da numerosi fenomeni, tra i quali l’allungamento del tempo di lavoro non costituisce che una modalità fra le altre.
Oppure: se hai la sanita privata e stai male( Come negli USA) e la tua assicurazione non ti copre le prestazioni di cure specifiche, e al tempo stesso ti va in scadenza l’assicurazione auto: cosa fai? Come ti regoli, se il tuo budget mensile non può coprire entrambe le uscite? Cosa fai, se il GPS ti blocca l’auto per assicurazione scaduta e in quel momento la macchina non parte e ti serve il mezzo per andare in ospedale a curarti?
Abbiamo fatto solo alcuni esempi, di come la rete può essere elemento non solo di controllo, ma di sfruttamento, dominio e limitazione delle libertà individuali e collettive .senza alcuna rete di protezione. Lo sfruttamento in Rete, diviene da anni, più discreto che mai nelle sue manifestazioni immediate, si connette in maniera indiretta al dominio di una brutalità senza limiti.
Il nostro argomento può essere riassunto brevemente. Nel recente universo digitale, proliferano delle pratiche che sono molto vicine, con ciò che promette, nella sfera sempre determinante del lavoro, un neocapitalismo fluido, insidioso e invasivo, ostile alle separazioni tracciate e alle delimitazioni protettrici. Diremo che questi fenomeni segnano una metamorfosi parziale(poiché possono sussistere le forme classiche) di ciò che Marx chiamava lo sfruttamento. Una contraddizione, che può far ripartire la critica al lavoro sfruttato ( focalizzando il tema del lavoro e dell’alienazione sociale del lavoro, come un esercizio indebitamente appropriato di forza da una classe dominante, che nega il valore sociale del lavoro e dei lavoratori e ne nega la sua dignità e la sua centralità).
In breve, non è la rivoluzione digitale in quanto tale, che costituisce un fattore di alienazione sociale, privandoci delle espressioni dell’intelligenza e dell’attività collettiva, ma la grande azienda capitalista nella sua configurazione neoliberista, la quale investe attivamente, ed efficacemente, i suoi strumenti per raggiungere i suoi risultati. Qui non è più la dimensione gerarchica e autoritaria dell’organizzazione che pone il problema, ma la sua dimensione di cattura, del consenso delle masse.
.Non dimenticando, che nel XX° secolo, la risposta data a questa questione ha spesso riposato su una psicologia segnata dalla prospettiva determinista. Se possiamo amare, o almeno tollerare, coloro che ci opprimono, se possiamo far funzionare il Sistema contro i suoi propri interessi, si diceva, è perché la personalità degli oppressi ne fa l’oggetto di una sorta di riprogrammazione tale da ridefinirla interamente: abbiamo «interiorizzato» il dominio su Internet. I siti diventano le piattaforme destinate a gestire i contributi volontari degli internauti; le imprese e le loro merci riescono a farsi amare da un pubblico sempre più vasto. Tutto questo rimane dominante ed egemone, finché non cambia il clima e le condizioni generali di vita e di esistenza muteranno, in quanto ogni sviluppo ha le sue radici nelle precedenti fasi ed a sua volta è l’embrione e il punto di partenza di nuovi sviluppi, in quanto la dialettica ci insegna a studiare le cose e i processi in tutte le loro interconnessioni. Poichè, la vita è spesso in bilico sull’orlo del caos, anche cambiamenti relativamente piccoli possono produrre delle conseguenze drammatiche. L’universo digitale vede la moltiplicazione sconcertante di ambiguità e zone grigie, in cui l’affermazione trionfante dell’alienazione e dello sfruttamento e della sua contestazione si inseguono incessantemente, mutuandosi l’una l’altra, e a volte si assomigliano e si sviluppano su uno stesso terreno. Il sapere digitalizzato, agisce come le stesse leggi della natura e se alla fine l’ingegno cognitivo dei super computer, che è una forma di intelligenza meccanica, esprime una conoscenza parziale, ma condizionante su ogni corpo su cui interviene, tuttavia, in ultima istanza non potrà eludere il confronto e lo scontro dialettico nel suo processo di sviluppo tra lei e l’umano. Poichè, la vita sociale è spesso sull’orlo del caos e della cupidigia sfrenata delle classi dominanti, anche cambiamenti relativamente piccoli possono produrre delle conseguenti rivolte; La super lega dei ricchi nel football, non apre un inaspettato conflitto tra passione e ragione, tra lo sport più popolare del pianeta e le fauci dell’alta finanza? Le improvvise proteste degli hooligans di questi giorni, oltre il controllo totalitario di internet, sono il germe di un nuovo anticapitalismo inconscio?
Conclusione
Da quando Feuerbach ha interpretato la credenza teologica come il risultato di una proiezione fittizia delle migliori possibilità umane, da quando il giovane Marx ha definito la «proprietà privata», e poi le «forze produttive», come delle condensazioni illegittimamente rese autonome, e automatizzate, come dei risultati dell’attività umana creativa e intersoggettiva, il modello dell’«alienazione», a lato di altri modelli, ha brillantemente accompagnato la coscienza critica della modernità. Ha giocato, in particolare, un ruolo cruciale nella messa in questione delle forme di organizzazione razionale-gerarchica che si sono schiuse nel quadro dello Stato-nazione e dell’Impresa massimizzatrice. La nostra conclusione è che tale concetto (sfruttamento e alienazione) possano continuare a farlo. In un certo modo, il contesto attuale non è mai stato tanto fecondo quanto oggi: senza rimpiazzare i più antichi, i fenomeni nuovi che vengono formandosi gli danno assolutamente ragione. È ciò che noi comprendiamo, paradossalmente, provando a trarre le conseguenze dalle novità tecno-sociali sbalorditive di cui noi siamo contemporanei. Per certi loro aspetti, esse esprimono in effetti niente di meno che una reinvenzione completa dell’alienazione oggettiva, e dello sfruttamento soggettivo contribuendo a tracciare i contorni di un capitalismo di nuovo genere, che fa anche emergere delle tensioni nuove.
Queste tensioni nuove sono l’oggetto da studiare e dilatare in termini Gramsciani, come il terreno di una ripresa della lotta per l’egemonia tra classi dominanti e classi dominate.
Continua Roberto Catracchia.
Fonti: university of Chicago Press, 2008.
2L. Lessig, Il futuro delle idee (2001), trad. it. di L. Clausi, Feltrinelli, Milano 2006.
3Y. Benkler, La ricchezza della Rete (2006), trad. it. Università Bocconi editore, Milano 2007.
4E. Morozov, L’ingenuità della Rete. Il lato oscuro della libertà di Internet (2011), trad. it. di M. Renda e F. Ardizzoia, Codice edizioni, Torino 2011.
5F. Martel, Smart. Enquête sur les Internets, Stock, Parigi 2014.
6Sull’analisi del fenomeno Google, vedere soprattutto S. Vaidhyanathan, La grande G. Come Google domina il mondo e perché dovremmo preoccuparci (2011), trad. it. a cura di I. Katerinov, Rizzoli, Milano 2012.
7Questo grande racconto della decadenza – dapprima lo stato di natura di un Internet libero, seguito dall’intervento di potenze politiche ed economiche captatitrici – è stato elaborato dai teorici dell’Internet libero. Lo si ritrova presso gli autori che si allacciano al tema del capitalismo cognitivo. In realtà, vi erano ambivalenze sin dall’inizio.
8S. Legrand, Les Normes chez Foucault, PUF, Parigi 2007; F. Gros, Le Principe Sécurité, Gallimard, Parigi 2012.
9M. Cooper, C. Waldby, Clinical labor. Tissue Donors and Resarech Subjects in the Global Bioeconomy, Duke University Press, 2014.
10Vedi T. Scholz (a cura di), Digital Labor, Routledge, Londra 2012.
11Su queste questioni, vedere la sintesi molto ricca di Anne-Marie Dujarier, Il lavoro del consumatore. Come coproduciamo ciò che compriamo (2008), trad. it. di G. Tallarico e G. Gerevini, pref. di G. Fabris, Egea, Milano 2009.
12Evidentemente, nel contesto post-Snowden, sappiamo inoltre fino a che punto queste nuove forme di lavoro siano contigue in rapporto alla costituzione di gigantesche database tanto che il minore dei nostri gesti, ormai spesso legato ad un’apparecchiatura tecnica qualunque, può contribuire ad alimentarlo.
13Per esempio privilegiando sempre il gigantismo.
14Vedi ad esempio H. Braverman, Lavoro e capitale monopolistico. La degradazione del lavoro nel XX secolo (1974), trad. it., Einaudi, Torino 1978.