Io ancora non ho deciso chi votare. Ascolto tutti…vi invio una riflessione nel merito…sul voto utile
Il voto utile…cos’è?
Non ho mai afferrato bene il senso di questa locuzione. Dovessi dar retta a questa sollecitazione, dovrei dedurne che, a partire dal mio 18mo compleanno, quando per la prima volta fui chiamato alle urne, il mio è sempre stato un voto inutile.
Infatti, per diversi decenni, il mio voto è sempre andato al PCI, il “vecchio zio”; che, sapevo, non avrebbe mai governato. Ogni persona munita di semplice buon senso era cosciente di questo.
Eppure milioni di “scriteriati”; una moltitudine di persone, donne e uomini, di ogni età e di ogni provenienza territoriale e sociale, ha valutato utile mettersi in quella scia e riporre in quelle mani le proprie speranze per un futuro migliore.
Era inutile quel voto? Era insensato?
Ciò nonostante, nonostante fossimo perfettamente consapevoli che il nostro “campione” così com’era – steso al centro del Mediterraneo, in un mondo diviso in blocchi e col suo confine orientale a ridosso di quello jugoslavo – non avrebbe mai governato, ostinatamente, e direi orgogliosamente, abbiamo dato alimento a quel mondo e non solo col voto.
Non eravamo né ingenui né sprovveduti…
Il 25 Settembre prossimo si vota.
A leggere (masochisticamente) i giornali (o ascoltare radio e TV) si direbbe che in campo ci siano solo tre contendenti: La contesa sembra doversi dipanare tra un’universo reazionario e uno moderato: tertium non datur.
E i cinquestelle?
per il nostro impareggiabile sistema informativo semplicemente non esiste. Eppure ogni seria previsioni sugli esiti del voto danno il partito di Conte in crescita. Questo tentativo di emarginazione coinvolge tutti i soggetti in campo: “grande stampa”, televisioni pubbliche e private, mondo dell’impresa, e, con poche ma significative eccezioni, universo del sapere e dei saperi (sic!); ma come secondo l’eterna legge del contrappasso più li si mortifica e più li si rafforza.
Bersani, L’uomo di Bettola, tento di restituire a ciò che restava della miglior tradizione della sinistra italiana il suo profilo originario spingendolo a colonizzare quel territorio. La sua visione, sconfitta, ha dato la stura all’avvento ancora in divenire di una nuova DC auspicata sottotraccia anche da ambienti del Vaticano con in testa Monsignor Parolin.
Nulla di male, basta saperlo.
E a saperlo devono essere innanzitutto quegli ex comunisti convinti di poter fare nel PD una battaglia “entrista” che consenta loro di prendere in mano, prima o poi (più poi che prima), le redini del partito e riportarlo nell’alveo della sua ragione tradizionale: nel suo territorio di destino.
Quel luogo, il territorio dove vagano apolidi donne e uomini spersi, sparsi e spaesati, non è più (e non sarà in futuro) nella disponibilità del partito di Letta che guarda altrove. Né a sostenere un’eventuale tentativo in tal senso basta il supporto dei tanti partitini (a partire dal mio, Art. 1) che, presuntuosamente e inconsapevolmente, altro non fanno che assolvere al ruolo di “mosca nocchiera”.Tanti ex militanti (militanti non solo elettori), scettici, hanno compreso che partendo da lì non si arriva da nessuna parte ed hanno dato l’avvio all’ennesima diaspora.
Lo ha capito Giuseppe Conte che avendo diretto, pur tra mille contraddizioni, il miglior governo degli ultimi anni caratterizzandone il profilo attraverso una politica autonoma dai cosiddetti “poteri forti” (che non gliel’hanno perdonato) e una sempre maggiore vicinanza alle ragioni degli ultimi, prova a colonizzare quel deserto situato alla sinistra del PD.
Il M5S, a dispetto di ogni nefasta (e interessata) previsione incrementerà i suoi voti.
E stavolta non lo farà attraendo i ceti moderati che ha rappresentato fino a ieri ma contando sul voto di decine e decine di ex comunisti strutturati (ex dirigenti e/o semplici attivisti) che hanno dato, nel tempo, il meglio delle loro energie al “vecchio zio”.
Io, Rita, Ciro, Patrizia, Carlo, Maria, Lucio, Titina, Benedetto, Rosaria e tanti altri che talvolta conosco da vicino e altre volte solo in rete voteremo il partito di Conte.
Siamo tutte persone anziane e scafate tutt’altro che pivelli di primo pelo. Lo facciamo, precedo le obiezioni, senza nutrire alcuna illusione di veder rinascere il vecchio PCI e rinverdire le nostre ossa consunte dal tempo ma consapevoli, della diversità culturale e politica che ci separa da loro ma anche che, in questa palude di draghismo e di finta opposizione ad esso, al momento, l’unica voce in dissenso è quella del M5S.
In tal senso, interpretiamo in questo modo il cosiddetto “voto utile”
Vincenzo Crolla