Prima di tutto: Non sprechiamo questa crisi!
È arrivato il tempo della sfida/dialogo da aprire con il movimento di Conte
Dopo due anni di pandemia, le contraddizioni del modello di sviluppo dominante a guida occidentale emergono in tutta la loro forma decadente e regressiva per le sorti del pianeta, e per non farci mancare nulla, le élite mondiali ci investono e coinvolgono in una guerra ai confini del vecchio continente. Paura e sgomento sembrano investire le nostre società, siamo appena usciti stressati e stravolti dall’emergenza sanitaria, e subito veniamo immersi nel vortice di una emergenza bellica, climatica, economica e sociale, e solo il “governo” delle ossessioni e delle paure sembra dominare presente e futuro. I sentimenti che dominano le masse e le persone sono fomentati in senso regressivo anche dai mass media e dai social; in momenti come questi, abbandonarsi ai sentimenti pilotati dai mezzi di comunicazione, ci porta a trascurare le condizioni del momento, e può indurre a inseguire la notizia trappola giornaliera, che ci permette di vedere solo l’albero dei pregiudizi e non la foresta complessiva della realtà stessa.
Non sprechiamo questa crisi!
…Sarà dura ma deve nascere una sinistra della trasformazione…
Dal Covid al conflitto russo-ucraino, il mondo è stato percorso e scosso come in un planetario terremoto delle anime, come un insieme di avvenimenti ricolmi di sangue umano versato prima per la pandemia e poi dal conflitto militare; stiamo parlando di eventi che potrebbero essere il prodromo di altri conflitti, di altre emergenze sanitarie.
Il tema della guerra e della pace, per le dinamiche descritte, riappare in tutta la sua drammaticità nell’era delle armi di distruzioni di massa e delle nuove tecnologie digitali. Inoltre, siamo consapevoli che in questo momento, in Italia e in Europa, la sinistra riformista e quella radicale non hanno né gli uomini, né le idee, né la forza, né nei casi della vecchia internazionale socialista, la volontà di contrastare i venti della crisi e della guerra.
Anzi, come in Italia, i riformisti si fanno alfieri dell’agenda Draghi e delle sue pagine insanguinante dall’invio di armi all’Ucraina. Lor signori non vogliono bene al popolo ucraino, che sta pagando un prezzo enorme per il delirio di onnipotenza del suo presidente e di una guerra per procura. Di fronte al momento drammatico per l’umanità dire:
“Non sprechiamo questa crisi”, dovrebbe essere la parola d’ordine in chi
crede nella pace, nella giustizia sociale, nella partecipazione e nella democrazia, valori che si possono realizzare solo se elaboriamo una nuova idea di Socialismo adeguata alla attuale fase storica.
E allora, iniziamo a non sprecare le parole e le idee.
Dobbiamo andare oltre l’opportunismo liberale che si ammanta di una presunta ragione socialdemocratica, mentre in realtà sposa l’esistente come l’unica realtà possibile. Costoro e i loro partiti, non hanno volutamente capito che non dobbiamo salvare l’esistente, ma salvarci dall’esistente, da una pianta marcia e drogata dalla logica del profitto, che sta distruggendo con i cambiamenti climatici il pianeta stesso. Come anche, vediamo la Sinistra radicale annaspare nella sua cultura autoreferenziale, la quale si è riempita di verità astratte che diventano frasi vuote se si applicano a qualsiasi situazione concreta.
La lotta all’infantilismo, all’avventurismo, al dottrinarismo, costituisce una componente specifica e necessaria della lotta per l’affermazione di una rivoluzione che abbia chiari caratteri, in evoluzione del pensiero Marxista e non solo.
Anche nei casi dove è legittimo l’odio contro ogni forma di opportunismo e di violenza prodotto dalle classi dominanti contro il resto della società, Lenin sottolineava come si trattasse pur sempre di un sentimento forse anche nobile che: “accecava gli uomini, impediva loro di ragionare freddamente, di elaborare una loro giusta strategia…e li spingeva o alla rassegnazione o alla insurrezione prematura”.
Dobbiamo ragionare freddamente, per valutare con rigorosa obiettività le forze di classe in campo ed i loro rapporti reciproci in ogni azione politica.
Valutare il movimento 5 stelle con le lenti di analisi di 3 anni fa è un abbaglio clamoroso, il mondo non è più quello del periodo 1989/2020. Lo sforzo che dobbiamo fare e di capire cosa è cambiato in quel movimento e cosa e rimasto del suo interclassismo piccolo borghese, quali patti fare e dove mantenere la nostra autonomia.
Non dobbiamo sprecare le nostre basi teoriche in inutili polemiche retrò…
Anche la stessa nozione di rivoluzione e trasformazione della società richiede una visione lucida e appassionata delle sue basi, come una scienza, difficile e complessa. Significa calcolare esattamente le nostre forze, ma anche le nostre debolezze.
Consapevoli che al momento non esiste una forza politica organizzata capace di attirare il popolo disperso della sinistra, in un organismo unico e accentratore di istanze e rivendicazioni popolari. So bene che ci sono ancora troppi compagni convinti che esista astrattamente una ora x, ma intanto rimane il che fare e con chi
fare azione politica come quesito aperto e disperante.
Molti intellettuali di sinistra, pensano che aprirsi al 5 stelle comporti da parte loro un pesante tributo da pagare? chissà quali condizioni, ci imporrà il partito di Conte?
A sostegno di questa tesi nulla di chiaro e preciso viene fornito a sostegno delle obiezioni poste, in questi casi prevale uno stato d’animo caratterizzato da un profondo pessimismo, individualista e ammantato di verve pseudo rivoluzionaria…
Per non ridare fiato al PD e al centro sinistra per altri decenni di politiche antipopolari, e di sonore sconfitte verso la neo destra italiota, dobbiamo essere capaci di cogliere il “movimento vivente” della realtà in atto, cioè, trasferire le nostre formule nella realtà che le circonda.
La sfida del confronto con Conte, piaccia o no, è il terreno progressivo più avanzato che questo momento passa il “Convento Politico-Italia”.
Riforme e rivoluzione. Quando attraversi il fiume devi sentire tutti i sassi sotto i tuoi piedi.
Con queste nostre note invitiamo tutti a occuparci di cose vive e non morte, e per tale ragione, vogliamo ribadire che un progetto di trasformazione popolare, comporta un nuovo rapporto tra lotta riformatrice (non riformista) e conquista rivoluzionaria , capitalismo e socialismo non sono vasi che non comunicano ( anche dopo la caduta del muro di Berlino), sono vasi alternativi; ma, negare intrecci e rapporti relativi e reciproci condizionamenti non serve a nulla.
Non vi è tra l’uno e l’altro un ponte levatoio da attraversare dopo un lungo assedio, ma una strategia di cambiamento e una diversa cultura che possono portare gli elementi dell’altro a prevalere su quelli già presenti nell’uno. Insomma: chi attende una rivoluzione sociale pura non la vedrà mai, egli è un rivoluzionario a parole che non capisce la vera rivoluzione.
Come il” riformismo morale puro”, nato della questione dei costi della politica promosso dai 5 stelle, non si realizzerà mai se non connesso all’idea che senza un progetto di trasformazione della società, prevalgono interessi e doppie morali, e non si trasforma quella giusta istanza in atto etico e politico collettivo. La questione morale è questione politica.
Quando poniamo il tema di riconnettere e non di dividerci tra riformisti e rivoluzionari, poniamo il tema di un rapporto sfida con il movimento 5 stelle, e ci portiamo dietro questo retro terra politico consapevoli che i fatti umani che dominano il nostro presente ci appaiono misteriosi e inspiegabili; ma non è cosi, dobbiamo ricercare un rinnovato senso della storia e del nostro compito, e un critico entusiasmo, come la precondizione di ogni agire umano.
Forse prenderemo una delusione-toppa con Conte, ma fin ora quanto abbiamo toppato, e siamo rimasti delusi, se ripercorriamo mentalment gli ultimi 30 anni?
Siamo arrivati al punto di dover prendere una consapevole decisione, e, con coraggio e capacità, assumerci il peso delle decisioni; consapevoli delle difficoltà, dotati di un senso di analisi e azione centrato sulla ricostruzione di una nuova soggettività popolare umana e politica, autoconsapevoli dei rischi e dei pericoli, sempre alla ricerca di una conoscenza a 360 gradi, capaci di individuare la relazione tra il sé il proprio mondo di riferimento.
Redazione Verso il 2030