Caro professore
È un bidello a scriverla. Sì uso il termine bidello rispetto all’anonimo Collaboratore Scolastico con il quale siamo oggi noti, e che sa tanto di azienda, quando la Scuola dovrebbe essere tutto tranne che un’ “azienda”. Sa il sottoscritto è legato molto a un termine che ha una storia lunga, quasi nove secoli, da quando degli studenti francesi fondatori dell’Università di Bologna, portarono con sé il bidellus, per indicare le stesse mansioni di sorveglianza e pulizia degli spazi scolastici.
Penso che possa comprendere il perché lo preferisco, perché per la cultura popolare, per gli amici, la famiglia, le persone del quartiere o del paese, sarò sempre e sono noto come il Bidello anche se dicessi, cosa che non è nel mio caso, che faccio il Collaboratore Scolastico come lavoro, che può suonare tanto signorile e chic.
Però fatta la mia presentazione arrivo al dunque su ciò che le voglio scrivere.
Dopo il trentennio glorioso iniziato dalla nascita della Scuola Media Unica nel 1963 e politiche che hanno reso la scuola non più classista, ma una scuola pubblica di massa che ha permesso anche al “figlio dell’operaio di diventare dottore”, parafrasando il pezzo di una famosa canzone di fine anni sessanta, il trionfo del neoliberismo negli anni novanta e il conseguente avvento della Seconda Repubblica, hanno portato a tagli alla scuola.
Sa i liberisti nel loro voler fare i ragionieri dei conti pubblici, tagliano sul sociale, andando a colpire per primo sull’Istruzione e la Sanità, il che sembra il loro gioco preferito. Ma oltre ai tagli c’è stata una degenerazione nel voler trasformare la scuola in un’azienda. Con la conseguenza che oggi i Presidi, chiamati Dirigenti Scolastici, si sentono come i padroni della fabbrica solo perché hanno la gestione del denaro, quando invece, seppur sono dirigenti e di grado superiore a noi, sono dipendenti dello Stato esattamente come me e lei, eppure molti di loro se lo dimenticano.
Si vede il triste spettacolo di Istituti Comprensivi, visto che si è pensato bene di accorpare più scuole tra materna, elementari e medie, con taglio del personale amministrativo e conseguente peggioramento dei servizi amministrativi, in concorrenza tra di loro con i famosi Open Day, al fine di avere più nuovi studenti iscritti e di conseguenza più soldi dal MIUR, che è a quello che interessa sostanzialmente ai dirigenti scolastici odierni.
In poche parole, un ritorno alla vecchia scuola classista grazie all’azione di Ministri come Berlinguer, Moratti, Gelmini, Giannini e per ultimo Bianchi, per citare i principali autori di tutto ciò. Nel frattempo, i vari governi di centrodestra e centrosinistra hanno dato fior di fondi alle scuole private, elevate a “scuole paritarie” parlando di “diritto di libera scelta” da parte delle famiglie. Sa, lo scopo è quello che l’istruzione di qualità la debbano ricevere solo i figli dei ricchi, mentre i figli del popolo devono ricevere un istruzione scarsa e imparare a essere dei lavoratori obbedienti e a non ambire al posto fisso. La famosa alternanza scuola-lavoro, finalizzato a dare alle aziende manodopera sfruttata e gratuita, serve anche e soprattutto a questo.
Anche quest’anno, come accade da trent’anni, al contrario di ciò che dicono Draghi e Bianchi che nella scuola va tutto bene, la scuola è cominciata con i soliti disagi di sempre, con molte cattedre scoperte e molti insegnanti di sostegno assenti, determinati da una politica di tagli, da procedure cervellotiche come il famoso Algoritmo, e docenti precari da vent’anni, in attesa del ruolo, ancora fuori.
Però vorrei farle presente che esiste un problema altrettanto grave, ossia il mancato rinnovo dell’organico aggiuntivo ATA, più famoso come organico aggiuntivo Covid. Se la carenza di personale amministrativo inizia con la nascita degli Istituti Comprensivi, con due-tre assistenti amministrativi che si ritrovano a gestire le esigenze di cinque, sei, sette se non addirittura otto plessi, la carenza di personale tra noi bidelli inizia con l’ esternalizzazione dei servizi di pulizie nel 2003, per mano del Ministro Moratti, alle ditte di pulizie poi re-internalizzato a inizio 2020.
La Riforma Gelmini, poi, è stata un’autentica mannaia sul personale ATA, tagliando numerosi posti sia di noi bidelli che del personale amministrativo. Sappiamo sia io che lei come funzionano le segreterie scolastiche, su quanto siano inefficienti per le tantissime incombenze che hanno; dalla registrazione delle assenze per malattia tra docenti e bidelli alle convocazioni per le supplenze, al dover fare le nostre pratiche di Ricostruzione di Carriera, al dover assecondare le richieste delle famiglie, al dover gestire le iscrizioni dei nuovi alunni, eccetera.
Però mi vorrei soffermare sul rapporto che vi è tra me e lei. Perché, vorrei ricordarle, a lei docente laureato e con specializzazione, che nel corridoio e in portineria senza il tanto bistrattato e snobbato bidello, che ha un semplice diploma o la terza media, per chi è entrato prima del 2008, quando si decise che anche per fare il bidello serviva il diploma o la qualifica professionale, famoso oggi per stare sul cellulare così come ieri era famoso nel fare i cruciverba, a fare l’uncinetto o a leggere il giornale, non è garantito il servizio di sorveglianza. Noi siamo coloro che interveniamo sempre quando i ragazzi fanno troppo schiamazzo per i bagni. Così come siamo noi a garantire “la pace sociale” nelle scuole, parlando con i ragazzi più grandi delle medie e superiori, a dover essere con loro “il poliziotto buono” rispetto al “poliziotto cattivo” che è lei, anche perché capisco che lo può richiedere il suo ruolo, sa di cosa di parlo. Siamo noi a contattare i genitori se un alunno sta male o ad ascoltare le esigenze e intervenire in tal caso.
Così come siamo noi a garantire l’accoglienza ai genitori che devono prendere i figli e alle varie persone, che per un motivo o per un altro, devono accedere agli spazi scolastici. Così come siamo noi a dover denunciare il guasto di un bagno, la perdita dell’acqua dalle soffitta o altre cose che non vanno nella scuola, contattando la segreteria o il Comune. Così come siamo noi a farle trovare ogni mattina il cestino vuoto, la classe pulita e i banchi sistemati in ordine, che dovrebbe far sistemare lei ai suoi alunni a dieci minuti dell’uscita, ma che non lo fa fare. Così come siamo noi a suonare la campanella gestendo gli ingressi e le uscite degli alunni. Vede, senza quel personale aggiuntivo, senza quelle 55 Mila persone, di cui la maggioranza bidelli e applicati di segreteria, non si può garantire tutto ciò, né una sufficiente sorveglianza, né una sufficiente pulizia e né degli adeguati servizi amministrativi. D’altronde anche noi siamo umani.
Vede, anche noi come voi emigriamo da Palermo, da Napoli o da Cosenza. Sa bene che la maggioranza del personale della scuola, tra docenti e personale ATA, è del Sud peninsulare e insulare, e va a lavorare a Roma, a Milano, a Torino per poi tornare a casa con l’agognato, e tanto bistrattato dai liberisti, posto fisso (in termini scolastici il ruolo), perché sa bene che al Sud c’è carenza di scuole e di conseguenza meno posti, più assenza di lavoro in generale, che ci costringe ad emigrare al Centro e Nord Italia.
D’altronde anche noi, come voi, conosciamo bene il sacrificio di dover dormire in un dormitorio pubblico, affittare una stanza con più persone, andare a dormire dalle suore; perché anche noi, come voi, conosciamo bene e abbiamo a che fare con gli affitti proibitivi di Roma e Milano. Come so bene che i docenti italiani sono i meno pagati d’Europa, vogliamo dire che noi bidelli con i nostri 1100, 1200 euro al mese, siamo coloro che percepiscono gli stipendi più bassi della Pubblica Amministrazione, così come siamo gli unici a non poter avere riconosciuti i buoni pasto.
Vede, abbiamo molto più in comune di quanto si possa immaginare, ma, soprattutto, abbiamo in comune il fatto che formiamo una comunità scolastica. Così come la cattedra non può rimanere scoperta, o che una classe debba cambiare quattro volte professore di una materia nel corso dell’anno, la scuola non può rimanere senza bidello, perché potrete pure risolvere la carenza di personale ma se non vi siamo noi bidelli a garantire tutto ciò che le ho ricordato, voi non potete svolgere il vostro lavoro. Anzi, se non ci siamo noi, la scuola non può nemmeno aprire.
Eppure, nonostante ciò, per voi i problemi della scuola sono solo i problemi di voi insegnanti; ci guardate dall’alto in basso, pensate che il bidello sia un vostro maggiordomo, e ciò vi porta a non rispettarci, facendoci trovare le classi in condizioni pietose, perché a voi non interessa far raccogliere le cartacce agli studenti, o pretendere di sorvegliare la classe scoperta per più di dieci minuti al cambio dell’ora, quando il nostro compito è la sorveglianza del corridoio, dei bagni e della portineria, e non di 20-30 alunni di una classe, visto che tale mansione tocca a lei e non a noi. Come il sottoscritto vi rispetta e riconosce la funzione sociale del vostro lavoro di docente, ritenendolo anzi fondamentale, anche lei deve rispettare noi bidelli, riconoscere la nostra funzione sociale e non considerarci dei suoi personali servi.
È per questo che le scrivo, facendo un Appello a smetterla di guardarci dall’alto in basso, come se fosse una divinità, e di cominciare a rispettarci reciprocamente e unire le nostre lotte. Si, ha capito bene; unire le nostre lotte per risolvere il problema della carenza di personale sia tra voi docenti, che tra noi bidelli e tra i colleghi della Segreteria, perché la scuola pubblica funziona solo se ci sono i docenti, i bidelli, gli impiegati e gli assistenti amministrativi della Segreteria.
Un Appello a unire le nostre lotte per una scuola che deve tornare alla sua funzione, ossia non solo insegnare le nozioni di italiano, matematica, storia, agli alunni, ma anche quella di educarli a essere dei cittadini consapevoli, che ragionano con la propria testa: non ad essere sudditi e schiavi, come invece vuole l’attuale Scuola-Azienda. E, magari, anche a educarli a raccogliere le cartacce e a sistemare i banchi dieci minuti prima dell’uscita, insegnando loro il rispetto degli spazi comuni e per il nostro lavoro.
Un Appello di lotta per una scuola che formi, migliori le persone e le faccia emancipare da contesti familiari difficili, e non essere esclusiva e classista, con la conseguenza dell’alto tasso di abbandoni scolastici tra i 14 e 16 anni a causa di una mancata riforma della scuola media, che doveva esser innalzata a cinque anni anziché gli attuali tre.
Perché è impossibile, e nessuno chiede che tutti debbano diventare ingegneri, architetti, medici o professori. Uno studente può pure diventare un operaio, un impiegato o un bidello come il sottoscritto, lavori anche questi che servono alla società come i primi. Ma anche l’operaio e il bidello deve avere la capacità di saper ragionare con la propria testa, di fare un’analisi critica. Questo dovrebbe essere il compito e il ruolo della scuola pubblica.
E’ solo unendo le nostre lotte, e mostrando di essere una comunità coesa e unita, che possiamo vincere contro i liberali e le loro logiche da ragionieri dei conti pubblici, ossia tagli soprattutto all’istruzione, la sanità e le pensioni.
E’ solo unendo le nostre lotte, che possiamo ottenere i tanto agognati aumenti salariali e l’adeguamento dei nostri stipendi al costo della vita.
E’ solo unendo le nostre lotte, che possiamo porre termine alla scuola-azienda liberista e classista, per far tornare la scuola di massa, popolare e democratica, dove sia il mio ruolo, che il suo, così come quello dei colleghi della segreteria, venga finalmente valorizzato e non sminuito come accade oggi.
Un Caro saluto. Un bidello
André Siciliani