In una famosa opera letteraria Russa, si racconta, che un soldato dello zar vede in sogno apparire la dama di picche. Lei sorniona e gentile gli dice di giocare a carte: Il tre, l’asso e il sette. La donna poi aggiunge: “ Gioca queste carte fatate e diventerai ricco e famoso” e infine lo mette in guardia; “ A patto che tu non giochi più di una carta per sera, e che poi non giochi più per il resto della tua vita. Ricordati di questo dettaglio. Non sfidare ulteriormente la sorte.” Il militare gioca e vince, accumula fama e ricchezza. L’uomo approfitta del segreto, fino all’ultima sera, seduto al tavolo da gioco in un salone pieno di persone, travolto tra infinite passioni e illusioni che segnano il destino del giocatore, e infine intorno a mezzanotte arriva per lui il conto finale del fato beffardo. Sul tavolo verde ci sono due carte, certo del suo asso, gira la carta e esulta sicuro di aver totalizzato il punto vincente. “La vostra dama ha perduto” replica il banco. Il soldato zarista sussulta in preda allo sgomento, davanti a lui non c’è l’asso, ma la dama di picche. In questo modo perde tutte le fortune fin allora accumulate. Dopo quella vicenda il protagonista della storia, sotto il sorriso maligno della dama-fantasma impazzisce e passa il resto della sua vita in manicomio a Kiev.

Nel riportare questo episodio di una opera di Puskin, mi va di fare un gioco immaginario, per stabilire nell’era delle armi di distruzione di massa chi potrebbe essere oggi la dama di picche: La pace e il disarmo o la guerra globale? La carta del tre la diamo a Zelensky, l’asso simboleggia Putin e il sette Biden detto bidet? Chi sta sfidando la sorte l’aggressore Russo, oppure il presidente Ucraino sotto telecomando degli USA? O entrambi?

Siamo di fronte ad un rischio di una guerra a più dimensioni, di cui è difficile determinare l’esito finale. Per noi che abbiamo l’art 11 nella costituzione che afferma: “ l’Italia ripudia la guerra…” il trauma è scioccante. Viceversa, il clima prodotto dai mass media riduce il rischio nucleare a chiacchere da bar. Con questo sentore indotto rischiamo un abbruttimento e un imbarbarimento collettivo non solo sul fronte della guerra, ma anche nelle retrovie europee occidentali del conflitto, nelle nostre relazioni quotidiane.

Vale la pena ricordare che l’Europa ancora non è in prima linea, ma intanto può cadere nel senso comune dell’opinione pubblica il tabù delle armi nucleari, come se alla fine può essere legittimo e accettabile usare l’atomica in questo scontro tra superpotenze militari.

Di fronte a questo orizzonte, il vecchio continente che carta ha sul tavolo da gioco della geopolitica? Come si posizionano le sue classi dirigenti, oppure siamo sicuri di essere innocenti in questo conflitto e tutto si riduce a chi ha aggredito chi? Andiamo oltre a questo eccesso di storie inconciliabili sui torti e le ragioni tra le parti.

Se le elite mondiali ci stanno portando in un planetario gioco d’azzardo, un filo di ottimismo della volontà va ritrovato e si poggia sull’istinto di sopravvivenza della specie umana, un sentimento frutto del pessimismo attivo del mio ragionamento, che rimane intatto e potenzialmente vivo e operante nella maggioranza degli Italiani e non solo. La stragrande maggioranza dei popoli dopo due anni di pandemia dice no alla guerra, all’invio delle armi e all’allargamento del conflitto. Nonostante un bombardamento mediatico prodotto dai social occidentali, emerge questo orientamento tra la gente comune, che può determinare la nascita di un forte e permanente movimento per il disarmo in Europa, una mobilitazione che ha le basi culturali e di massa per fermare il conflitto e la rincorsa agli armamenti tra le parti. Era prevedibile tanta paura attiva e consapevolezza mobilitante? No! Il futuro del pianeta non è in mano ad una carta biricchina e ingannatrice di un gioco, ma può risorgere dentro le viscere della nostra volontà di vivere. Tutto ciò non era scontato, non è poco, e può portare a ribaltare le logiche dei guerrafondai e della sua base materiale: il capitale e il suo delirio di onnipotenza e immutabilità di domino nei secoli dei secoli.

Roberto Catracchia