Con la scusa che i Comunisti, durante gli anni “50” si mangiavano i Bambini (ma è andata davvero così?) oggi ci domandiamo: chi si è mangiato il futuro dei giovani e del lavoro e dei lavoratori? Ricordiamo che, nelle ultime norme sul lavoro (La reintroduzione dei voucher e per il rdc) da parte del governo più reazionario della nostra storia repubblicana, il lavoro viene ulteriormente colpito come valore di emancipazione umana e reso ancor più schiavo e schiavizzato. Ci ritorna in mente il ritornello dei riformisti nostrani e la loro tiritera sulla fine del lavoro, una nenia ripresa anche dalla sinistra radical.
“le otto ore, vi sembra poche
provate voi a lavorar,
e proverete la differenza tra lavorare e comandar …”
Tra corsi e ricorsi storici, vedo da tempo scorrere le leggi del nuovo mercato del lavoro e vedo spuntare dietro l’angolo il marchese De Sade.
De Sade atto 1. Infatti, la ricetta che ha smantellato ogni tutela del lavoro e della dignità delle persone, ha prodotto giorno dopo giorno, anno dopo anno, un’impostazione sadomaso, attraverso l’uso di un immaginario gatto a nove code che veniva e viene utilizzato per sconfiggere diritti e conquiste dei lavoratori, uno strumento, una frusta, che scudiscia nel tempo e lentamente corpi e anime. Da tempo, Le vittime del nuovo mercato del lavoro vengono rese dipendenti dal bisogno di essere fustigati, maltrattati, come corpi immersi dalla divina provvidenza nel sangue e nella violenza del momento hard prodotto dalle continue contro riforme del lavoro degli ultimi 20 anni. Si distribuirono e si continuano a distribuire da trenta anni poche sferzate al giorno, sennò il corpo muore subito. L’anima della vittima andava piegata a cosa, lentamente, convinta che non è altro che una merce, un oggetto inerme del desiderio altrui.
DE SADE atto 2
Cosa volete? avete vissuto sopra le vostre possibilità! Adesso pagate il conto!
“Volete dare lavoro ai vostri figli? Rinunciate ai vostri diritti! Ragazzi volete lavorare? Piegate la testa, ingoiate in silenzio miti e illusioni. Siamo noi che produciamo ricchezza, senza di noi non siete nulla!” Come novelli nobili del sesso violento e corporale all’ultimo simposio di Davos, girava tra i presenti una barzelletta, stiamo parlando di un luogo dove si riuniscono ogni anno, un gruppo di persone tra le più ricche del pianeta. Nelle loro conventions mettono a punto la loro capacità di direzione e controllo sulle masse, sono l’élite mondiale per eccellenza.
“In una fabbrica ci sono un uomo e un cane. L’uomo lavora per dare da mangiare al cane. L’animale fa la guardia per non far entrare altri lavoratori in quel posto.”
Lor signori, ridendo sanno che, i nuovi software e le nuove combinazioni informatiche permettono l’attività in fabbrica priva del bisogno di braccia, menti, esseri umani. Lor signori, ridono e scherzano sulla pelle dell’99% di abitanti del pianeta.
DE SADE atto 3.
La società dei Manager.
Sono cattivi i padroni? No. Sono bravi anche a raccontare storielle. Devono evitare la caduta tendenziale del saggio di profitto. Nel mondo ci sono troppi operai e rivendicazioni, le lotte dei lavoratori fin adesso sono state sconfitte grazie alla delocalizzazione industriale da un lato e la guerra dall’altro, o attraverso la concorrenza sul costo del lavoro, tra nazioni e continenti diversi. Tuttavia, sta arrivando il giorno dell’unificazione di tutti i salari del pianeta, scendono quelli occidentali e salgono quelli dei paesi emergenti. Dopo la ricetta non funzionerà più, se i salariati di tutto il mondo si uniscono, per lor signori son dolori! Allora preparano le loro contro mosse, sono capitalisti, ma sono lettori fervidi di Marx, sanno come rivoltare le idee altrui. La fabbrica senza operai è la loro risposta. Viceversa, la nostra domanda è: Una produzione che cresce senza consumi di massa, per carestia di salari adeguati, vedrà Agnelli o Bezos, che da soli acquisteranno i propri prodotti, per colmare il crollo della domanda? Il nostro presente, la sua Modernità sarà un nuovo ritorno all’Europa del Settecento dominata dai mercanti e dalle carestie di massa? Ritornerà l’esproprio proletario come contro risposta delle masse popolari?
De Sade e Bonus/Malus atto quarto
Lor signori sbarcano in Giappone.
Un giorno, nella presente favoletta il famoso marchese francese e Don Giovanni Bonus/Malus, il noto seduttore della Confindustria lombarda, decisero di partire per il paese del sol levante. Da ponente, vorrebbero ottenere l’esclusiva del Fior di Loto 2.0, un prodotto utile al loro fine per una produzione industriale a basso costo di un nuovo profumo da distribuire tra Milano e Bergamo. Un tecno profumo di nuova generazione per far dimenticare al “pueblo” cosa fosse successo in Italia ante e post quarantena per il diffondersi del corona virus. Dalla bassa padana, dalle industrie farmaceutiche partì una piccola delegazione in missione molto, ma molto speciale. Arrivati a Tokyo, alloggiarono in un hotel di lusso ultra, ma ultramoderno, completamente gestito da piccoli robot. All’interno dell’albergo non vi era traccia di essere umano, tutto funzionava alla perfezione, il servizio di ricezione, la cortesia metallica dei facchini robot, gli optional e i servizi presenti all’interno della suite, prenotata dai nostri amici, era di una comodità ed efficienza superlativa. La cena fu impeccabile. Insomma, prima di andare a dormire il morale dei nostri amici era alle stelle, eh già, questo è il futuro, altro che rotture di scatole con i lavoratori, i sindacati, i fornitori, e le scadenze con il commercialista! Lor Signori, erano proiettati verso l’avvenire, felici e gaudenti. In borsa e tra i bagagli di viaggio per non sbagliarsi avevano diverse idee per il domani, ma anche arnesi di altri tempi. Un frustino, un manganello e tanti altri oggetti… non si sa mai che ogni tanto non servono i vecchi metodi per portare a casa il risultato richiesto? Indossati i pigiami di seta, si addormentarono placidi e rilassati. Alla reception dopo un po’ arrivò un rumore anomalo, e il portiere di notte robot-robottino azionò la sveglia. I nostri ospiti vennero immediatamente svegliati. Era solo mezzanotte, dopo un breve confabulare per il disguido con la reception, si rimisero a dormire.
00.30 Risuona la sveglia. Dialogo con la portineria, interruzione sveglia, ripresa del sonno
00.40 Riparte la sveglia… il resto come sopra
00.50 Rintrona di nuovo e con perfidia la sveglia…
01.00 Ancora la sveglia, si agita, seguirono… infuocate bestemmie che riempirono per diversi secondi la suite di maledizione Italiche
01.05 Eh no … ma siamo matti? La scena si ripeté.
Poi, il De Sade vecchio libertino intuì la ragione di tali fastidiosi disguidi, El Lumbard bonus/malus russa e il software dell’albergo con il suo algoritmo, interpretava il ronfare come un segnale per azionare la sveglia al fine di ridestare il cliente. La notte nella suite passava così fin al sorgere del sole. Il paese del sol levante aveva accolto i nostri eroi, ma gli aveva incasinato notte e riposo. Dopo le noie sindacali, adesso provano gli effetti collaterali del lato oscuro delle tecnologie e della modernità.
Come dire: Il delirio di onnipotenza dei padroni dell’intelligenza artificiale, non garantisce a priori cielo, paradiso e felicità. Inoltre, Lor Signori nella loro infinita presunzione ritengono che, a priori, essi siano gli unici soggetti per le masse, capaci di dare risposte all’umanità. In realtà, la tesi della “fine del lavoro umano” non ha basi solide. Dal punto di vista empirico non è affatto vero che il lavoro sia finito.
Dal punto di vista teorico, come affermava Marx, non è il robot la causa della disoccupazione, ma il suo uso capitalistico.
Il problema, in altri termini, è il capitalismo, non i robot. I giornali, invece, fanno dipendere la disoccupazione dall’uso della tecnologia e non dall’uso capitalistico della tecnologia, mentre assistiamo ad un calo dell’occupazione e non la fine del lavoro in occidente e l’aumento dello stesso nelle economie emergenti.
Per i sostenitori della “fine del lavoro” il capitalismo non è più quello studiato da Marx; dunque, la teoria di Marx è ormai un “ferro vecchio”, vale a dire una teoria obsoleta. La fine del lavoro, poi, implica la fine della teoria del valore con la conseguenza che il plusvalore non è più interpretabile scientificamente come sfruttamento del lavoro umano. Lo sfruttamento, dunque, diviene spiegabile solo in termini etici e morali, come ingiustizia retributiva. Evidentemente, se il marxismo è inattuale, allora non hanno più senso nemmeno i partiti che ad esso si ispirano. Con la fine del lavoro sarebbero finite anche le classi sociali e la lotta di classe e, di conseguenza anche la storia, e non avrebbe avuto più senso combattere il modo di produzione capitalistico, rimanendo l’ingiusta distribuzione di ricchezza l’unico terreno di lotta. (Sull’attualità del pensiero economico di Marx- M. Beccari – Blogger”)
L’antipolitica nasce da queste premesse egemoniche. L’oggetto del comando non è più soltanto, il lavoro tradizionale, ma l’energia fisica e psichica e la capacità mentale del lavoratore, o meglio del “lavoratore cognitivo” nel quale il liberismo attua un’appropriazione indebita dell’intelligenza produttiva del lavoratore. Si trasforma così la struttura del mondo e si afferma un nuovo rapporto dominante tra denaro, capitale e scienza. Ormai, da tempo, abbiamo un sistema sociale, che pensa solo a sé stesso attraverso la connessione dei saperi e delle conoscenze a prescindere da ogni riferimento agli individui concreti. La riflessività del sistema digitale modifica in sé l’oggetto del sapere, non ha come riferimento un insieme di dati reali, ma un insieme di astrazioni, come l’algoritmo dell’Atac, l’azienda di trasporto pubblico della capitale, che prevede percorrenze dei bus per le utenze a prescindere dal contesto urbano e dai bisogni reali di mobilità della città. A prescindere da automobilisti indisciplinati che invadono le corsie preferenziali dei mezzi pubblici….
Andiamo avanti:
Dove è il bastone del comando, lì è il nostro terreno di lotta.
Il modo di produzione capitalistico è arrivato al punto che il lavoro direttivo è completamente separato dalla proprietà del capitale.
Un cambio della guardia sotto il profilo del governo effettivo, delle imprese. Il capitale finanziario prevale sul capitale produttivo, cambiano gli obiettivi creati dal sistema imperante. Si sceglie la priorità della speculazione finanziaria a danno dell’innovazione industriale e della riconversione ecologica della produzione e della ricerca di nuovi prodotti eco sostenibili. Il Bastone di comando dell’intero processo, il vero soggetto globalizzante, è rappresentato dal Capitale Finanziario. Il cambio di ragione sociale della grande industria ci mette di fronte a una discontinuità di carattere storico senza precedenti nella formazione economica della società.
Sono in discussione i caratteri tradizionali delle proprietà private, che ricolloca in forma subalterna la funzione pubblica, il ruolo dello stato e degli organismi internazionali. A. Minucci la crisi generale edizione voland 2008
Il riarmo militare e la corruzione diffusa ne sono sintomi evidenti, insieme alla crisi ambientale del pianeta. La crisi generale è in marcia e tocca in forme diverse tutte le aree del mondo: Ci saranno colpi di coda nel processo descritto, come un perfetto contropiede delle oligarchie, verrà presa di sorpresa la squadra avversaria. L’attacco alla proprietà personale, al lavoro personale, sarà letale. L’artigiano, l’autonomo sono e saranno sempre più un impiccio da rimuovere per la finanza, mentre la piccola impresa famigliare, prenderà una goleada senza precedenti, senza capire che cosa sia successo per 90 minuti in campo.
“Devi abbassare la saracinesca, devi rimanere pieno di debiti, così vieni da noi e da noi ingoiato nell’esercito di riserva dei nuovi disperati.
” Senza disoccupazione di massa, senza lo sfruttamento sul lavoro salariato e anche la distruzione anche del piccolo negoziante, il sistema non può riprodursi e dominare il mondo.